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Se non sei sommelier ti consiglio di non esagerare con un linguaggio colorito e pieno di stranezze quando parli di vino. Meglio usare delle parole passepartout per descrivere un vino che non ti faranno fare brutta figura e che ti salveranno da ogni imbarazzo.

Non è facile descrivere un vino se non si hanno alle spalle anni di studio, ma si può fare, in fondo anche un buon intenditore è in grado di leggere un’etichetta e di descrivere un vino.

Ecco i consigli su come togliersi da ogni imbarazzo se non sei un gran esperto di vini

  1. PENSA O FINGI DI PENSARE

Hai preso il bicchiere di vino per lo stelo, fai una piccola roteazione e annusalo. Ora pensa, cerca di ricordare cosa ti evocano i profumi del vino, ma non parlare. Prova a dire “Notevole” o “Interessante” dipende dalla prima impressione: ti piace o non ti piace?

  • SE NON LO CONOSCI DILLO APERTAMENTE

Piuttosto che sparare a salve delle baggianate, dichiara apertamente la tua ignoranza. Così dimostri di essere intelligente e si sa nessuno nasce “imparato”.

  • GLI AGGETTIVI CHE VINCONO SU TUTTO

Se le persone che hai vicino sono estranei a ogni conoscenza del vino puoi giocarti delle parole che risulteranno altisonanti, ma che in realtà poco contano per un vero sommelier. E’ come se dovessi descrivere un amico che non conosci bene. Per metterlo in luce useresti parole come: esuberante, vivace, appariscente, chiuso, sostanzioso, generoso o energico. Ora pensa al vino che stai bevendo e descrivilo con aggettivi simili. La passerai liscia e potresti persino passare da intenditore.

  • FRUTTATO O TERROIR

I vini tendenzialmente rientrano nelle categorie dei fruttati o quelli dalle note più terrose. Pensa quindi ai frutti di bosco nel primo caso e ai sapori complessi che ti suggeriscono la terra da cui sono nate le viti. Fai la tua scelta e sii audace.

Il linguaggio dei vini è una vera e propria interpretazione soggettiva. E’ vero che alcuni aromi sono inconfondibili, ma devi averli studiati per fare un’analisi perfetta del nettare che stai gustando.

Gli aromi del vino si dividono in 3 categorie

La classificazione degli aromi in primari, secondari e terziari è nata circa una sessantina di anni fa, quando erano state identificate poche molecole volatili, oggi ne conosciamo migliaia.

Ti faccio però capire di cosa si parlava, potrebbe essere una base su cui partire per trovare le parole passepartout per descrivere un vino.

Aromi primari: Sono quelli dell’uva e del suo habitat naturale. In generale, i sapori della frutta nel vino rientrano tra gli aromi primari. 

Aromi Secondari: Sono quelli che si sviluppano durante la fermentazione alcolica. Un esempio è il lievito. Gli aromi di lievito possono anche odorare di vecchia birra o crosta di formaggio, possono ricordare l’ananas, il melone, la mela. Un altro aroma secondario sarebbe lo yogurt o l’aroma di panna acida che proviene dalla fermentazione malottica. 

Aromi terziari: Gli aromi terziari derivano dall’invecchiamento del vino. Sono caratteristici della fase di maturazione e affinamento del vino in barrique o botti dove il vino viene lasciato maturare.  

Ti sono stata utile? Prova a mettere insieme questi consigli e quando dovrai descrivere un vino ricordati che la prima regola è di non esagerare, se non sei un vero intenditore.

Nel prossimo articolo parleremo ancora di aromi e come distinguerli.

Ciao

Gloria